mercoledì 9 settembre 2009

WALL-E

Wall•E (Waste Allocation Load Lift Earth-class) è un robot spazzino lasciato su una terra deserta di uomini e sommersa dai rifiuti, unica macchina ancora erroneamente in funzione. In un mondo ricoperto di spazzatura Wall-E riesce a trovare il bello nelle piccole cose, unico conforto alla solitudine. All’interno di un container si è creato la sua “casa”, il suo nascondiglio, dove ha accumulato tutti gli oggetti che la sua curiosità gli ha fatto trovare. Un giorno arriva dal cielo Eve, un altro robot, più moderno e programmato per cercare vita sulla Terra. Wall-e se ne innamorerà perdutamente, tanto da seguirla negli gli spazi astrali più profondi per riportarla sana e salva a casa.
L’ho visto tutto d’un fiato, senza staccare gli occhi dallo schermo un attimo, rapita dall’amore romantico nato tra due robot, molto più umani e veri di tanti amori mediatici che lo schermo ci propina. Il film è talmente realistico e coinvolgente che ti dimentichi che stai guardando un cartone animato. Il piccolo robot mi ha fatto un’infinita tenerezza. Per molti aspetti ricorda l’indimenticabile C1P8 di “Guerre stellari”, per il modo di esprimersi, per lo humour e per la curiosità verso tutto ciò che lo circonda. Mi ha fatto sorridere, mentre balla sulle note di Hello Dolly!, imitando Gene Kelly con un cappello di latta. Mi ha commosso la sua voglia di vita nonostante la solitudine.
Quello che rende questo film un capolavoro è che la fantascienza è solo un pretesto per farci riscoprire il valore della speranza, dell’amicizia e dell’amore. La speranza che anche se si è sommersi da un mare di spazzatura e di brutture, si può sperare in un mondo e in una vita migliore; l’amicizia, che arriva anche da chi non te la aspetti, che non ti abbandona mai e sulla quale si può sempre contare; l’amore, quello vero, che non vuol dire necessariamente fuochi d’artificio, musica altisonante o gesti eclatanti, ma semplicemente tenersi per mano sotto un cielo stellato.








sabato 22 agosto 2009

UBRIACATEVI

"Bisogna esser sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema. Per non sentire l'orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma ubriacatevi.
E se qualche volta, sui gradini di un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera, vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio vi risponderanno: “ E' l'ora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro”.
Charles Baudelaire

giovedì 16 luglio 2009

ACCETTA IL CONSIGLIO..

"Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa' una cosa, ogni giorno che sei spaventato.
Canta.
Non esser crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perder tempo con l'invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente dimmi come si fa. Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto.
Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant'anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E' il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla.
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno. Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo. Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perche più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca. Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant'anni sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma accetta il consiglio... per questa volta."
"The Big Kahuna"

martedì 30 giugno 2009

SULLE RIVE DEL BACCHIGLIONE

Qualche giorno fa, navigando su Wikipedia, mi sono imbattuta (per caso?) nella scheda di Selvazzano dentro, una ridente cittadina veneta, alle porte di Padova, che ha dato i natali, nientepopodimeno che… ai fratelli Bergamasco.
Leggiucchiando qua e là ho scoperto una cosa interessantissima: tra Settecento e Ottocento hanno soggiornato a Selvazzano numerosi letterati, tra i quali Madame de Staël, Ippolito Pindemonte, Ugo Foscolo e Vittorio Alfieri, tutti gentilmente ospitati nella villa di Melchiorre Cesarotti.
Senti, senti…chi l’avrebbe mai immaginato? Il territorio che oggi sforna ogni anno tante promesse del rugby italiano è stato la culla ristoratrice di alcuni dei più grandi letterati del diciottesimo secolo. Beh, non stupisce che questa cittadina di campagna, compresa nel regno Lombardo-Veneto all’inizio dell’Ottocento e che sorge sulle rive di un fiume, andasse per la maggiore; e non stupisce che venisse scelta come luogo di svago e ristoro dai letterati italiani, come costumava all’epoca.
Bello questo connubio rugby-letteratura - arte… Chissà, magari Manet avrebbe potuto dipingere il suo Le déjeuner sur l'herbe sulle rive del Bacchiglione…

W LA TECNOLOGIA!

Finalmente venerdì sera! Devo solo andare a fare un po' di spesa e poi dritta a casa a godermi una serata tranquilla in compagnia del mio telefilm preferito.
Tra gli scaffali ricolmi cerco di fare il più in fretta possibile: butto con noncuranza dentro il cestino il giusto indispensabile solo per la cena.
“Signorina, il suo bancomat non funziona!” mi dice la cassiera.
“Non è possibile! Riprovi!” le rispondo.
“Manca il segnale della banca, vede?” replica lei “Le conviene andare a prelevare”.
Volo in macchina, passo almeno due semafori arancioni e mi precipito al bancomat più vicino. “Errore di trasmissione” dice quell'orrendo pezzo metallico. Risalgo in macchina, il cuore batte forte. Ancora un semaforo rosso. Mi chiudono il supermercato e non ho niente da mangiare! Mi tremano le mani mentre infilo la tessera e digito il codice. “Errore di trasmissione”. Ancora! Mi avranno clonato la carta?! Provo l'ultima spiaggia. “Errore di trasmissione”. Ci rinuncio.
Torno sconsolata sui miei passi, faccio riprovare la cassiera, che nel vedermi arrivare ha già chiamato il direttore. Ancora niente. Devo lasciare la mia cena nel sacchetto. “Signorina, sono cose che capitano… RARAMENTE...ma capitano”, mi dice quel direttore di supermercato, tutto azzimato, che sembra appena balzato giù dal ritratto L'impiegato del mese, guardandomi dall'alto in basso, come uno dei peggiori criminali mai passati di lì.
Mentre torno in macchina, mortificata, mi guardo intorno, senza farmi notare e mi chiedo se qualcuno ha assistito alla scena. Rientro lentamente nelle luci del traffico, cercando di confondermi nel flusso delle auto. Ferma al semaforo accendo svogliatamente l'autoradio, tanto per cercare di distrarmi dall'accaduto. Le parole liberatorie salgono spontaneamente. “Non mi era mai successo...che figura!”

BRAVA A LETTO di J. Weiner

"Brava a letto" di Jennifer Weiner Edizioni Piemme Pocket. Titolo in originale Good in Bed.
Cannie Shapiro ha 28 anni, è carina e spiritosa, ha diversi amici. Scrive per il quotidiano della sua città, il "Filadelfia Examiner". Fin qui tutto bene, quando un giorno l'ex fidanzato, giornalista per una popolare rivista di moda, le dedica un pezzo imbarazzante: "Brava a letto. Amare una donna abbondante". Ebbene sì, la nostra eroina è grassa.
La protagonista è tratteggiata sulla falsariga del personaggio di Bridget Jones. Anzi direi proprio che è il suo clone americano: è carina, cicciottella, ha tanti amici, fa addirittura la giornalista!! Dopo l'articolo shock del suo ex fidanzato, la ragazza entra in crisi esistenziale, le succedono molte cose brutte (si scopre incinta e rischia di perdere la bambina) e belle (conosce l'attrice che al momento va per la maggiore e, grazie a lei, riesce a vendere la sua sceneggiatura a Hollywood). E' scontato dire che tutto si risolve per il meglio e che c'è il lieto fine.
All'inizio il libro è comico, ma mano a mano si rivela come una riflessione su diversi aspetti della nostra esistenza: il nostro aspetto fisico e l'accettazione di sé, il nostro rapporto con gli altri, l'amicizia, la famiglia, la maternità.
Definirei questo libro una bella favola. Cannie, la protagonista, non è altro che una Cenerentola moderna, che alla fine della storia, udite, udite, riesce pure a trovare il Principe Azzurro, che la adora proprio per quello che è, anche se è un po' "abbondante". Infatti la morale di questo romanzo è che non importa se sei grassa, brutta e sola, prima o poi il principe azzurro, che ti ama per quello che sei e che non vede quelli che tu reputi difetti, arriva...
Io mi chiedo: dove vivono le autrici di questi romanzi? Sì, d'accordo, scriveranno anche tante cose vere e giuste sui rapporti uomini-donne, sulle problematiche delle single trentenni, ma a me sembra solo che prendano in giro le lettrici. Questi libri "rosa" sembrano scritti solo per vendere. Mi riferisco più che altro al finale "e vissero felici e contenti", sempre presente.
La cosa più irreale è che queste fanciulle (che non sono proprio attraenti) fanno subito colpo sul loro futuro principe azzurro e non devono stare neanche a farsi in quattro per trovarlo!! Insomma, di questi romanzi sulle ragazze alla ricerca della felicità e del principe azzurro ce ne sono a bizzeffe, mi piacerebbe leggere un libro sulla controparte, sul punto di vista maschile: il single trentenne alla ricerca della principessa sul pisello, tanto per vedere se le problematiche sono le stesse.
Comunque, nonostante questi difettucci concettuali, il libro si lascia leggere bene; è molto scorrevole e divertente. Devo ammettere che alcune battute e situazioni in cui si trova la protagonista sono esilaranti (sono scoppiata a ridere più di una volta). Consiglio la lettura alle ragazze, ma prendetela per quello che è: un favola.

COLAZIONE DA TIFFANY TROTT di I. Wolff

"Colazione da Tiffany Trott" di Isabel Wolff, TEA Edizioni, titolo in originale The Trials of Tiffany Trott.
Tiffany Trott ha trentasette anni, è simpatica, carina, ha molti amici. La sera del suo compleanno viene mollata dal suo fidanzato (è incredibile: i fidanzati hanno un tempismo invidiabile e riescono sempre a scegliere il momento peggiore per mollarti...). A questo punto la protagonista decide di cambiare metodo per trovare un nuovo (e definitivo) fidanzato E' disposta a tutto e le prova proprio tutte: mette annunci personali sui giornali, si iscrive a diverse agenzie per cuori solitari, accetta appuntamenti al buio organizzati dalle sue amiche...riuscirà Tiffany a trovare l'uomo giusto?
Quello che ha di interessante questo romanzo è che la protagonista, dopo un lungo peregrinare da un uomo all'altro, NON trova l'uomo giusto!!!!!!!! Questa sì che è una idea geniale!!!
Finalmente un' autrice che esplora la possibilità di non essere così fortunati da trovare l'anima gemella.
In realtà, la fanciulla la trova la sua anima gemella (un bello, ricco e affascinante quarantenne, pazzamente innamorato di lei, e te pareva...), ma è lei che non si sente pronta per il grande passo. Insomma: guardando le sue amiche alle prese con mariti e figli e tutto quello che ne deriva, finisce col chiedersi se è proprio quello ciò che desidera.
Il romanzo è molto divertente, è una specie di diario per i lettori: la protagonista si rivolge spesso a chi la sta leggendo, tirandoci in causa con "miei cari lettori".
Il libro mi è piaciuto perché è molto introspettivo e abbastanza verosimile: la ragazza non trova al primo colpo l'uomo di cui poi si innamora, ha molti dubbi sul suo futuro, le cose non le vanno sempre rosa e fiori e, soprattutto, il finale è aperto: non c'è il classico “...e vissero felici e contenti”.
Una considerazione sul titolo italiano, privo di senso, secondo me: gioca sul fatto che la protagonista si chiama Tiffany e questo basta a richiamare il celeberrimo film "Colazione da Tiffany" per assonanza. Ma non c'entra proprio niente, niente a che vedere con le originali "tribolazioni" della protagonista. Ogni tanto i traduttori si lasciano prendere la mano. Devo dire che a volte alcuni titoli sono veramente stupidi. Magari il libro è anche bello e scritto con impegno, ma il titolo ti fa desistere al primo sguardo!